“La cultura della sicurezza”. Questa sconosciuta.

Casco in piedi: la cultura della sicurezza

Questo libro, diviso in dodici capitoli, tratta del tema della prevenzione nel mondo del lavoro in particolare nel settore dell’edilizia e dell’importanza di indossare i giusti dispositivi di protezione nel mentre di qualsiasi lavorazione quale ad esempio, in edilizia, l’elmetto di protezione; da sempre simbolo del lavoro edile, gli elmetti di protezione sono l’icona del buon operato e la loro usura è il termometro di quanto rischioso sia lavorare senza di essi!!

Vengono chiariti concetti base ma, operativamente parlando, non così tanto elementari; faremo luce su aspetti da sempre considerati solo ed esclusivamente dal punto di vista teorico; prenderemo la legge di riferimento e la adatteremo a casi pratici, estrapolando la parte di legge che veramente ci interessa nella pratica della nostra professione.

Un libro rivolto a imprese edili, dirigenti, direttori lavori, geometri, ingegneri, architetti, coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, responsabili del servizio di prevenzione e protezione e tutte le figure tecniche operanti nel settore edile e civile, che vogliono accrescere la loro conoscenza in materia ma soprattutto imparare, leggendo degli scritti elaborati con parole semplici, quali sono gli obblighi da rispettare, chi deve fare cosa, quali sono le inadempienze, le more, le ammende e le sanzioni di chi  – inconsciamente-  non utilizza i giusti dispositivi di protezione incappando in errori grossolani.

Risponde a quesiti quali:

  • Cosa si intende per sicurezza e salute sui luoghi di lavoro?
  • Chi sono gli attori della sicurezza?
  • Che obblighi hanno i lavoratori?
  • Che obblighi hanno i datori di lavoro?
  • Quanti tipi di dispositivi di protezione esistono e a che cosa servono?
  • Come bisogna utilizzare i giusti dispositivi di protezione individuali e collettivi?
  • I dispositivi di protezione, hanno una scadenza?
  • Quando si è obbligati ad indossare un elmetto di protezione?
  • Qual è il significato dei diversi colori degli elmetti?
  • Chi deve fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione?
  • Come vanno manutenuti gli elmetti di protezione?
  • A che sovraccarico possono resistere gli elmetti?
  • Cosa si intende per caduta accidentale di un carico?
  • Cos’è il rischio?
  • Cos’è il pericolo?
  • Cosa si intende per infortunio e per malattia professionale?

Quesiti fondamentali che devono trovare risposte ben precise e specifiche.

Sai come nasce la voglia di darti questo tipo di risposte?

Da una necessità.

Più precisamente, dalla necessità di far fronte al tema delicato della sicurezza che investe più ruoli della nostra vita.

Hai mai pensato che è la stessa mancanza della cultura della sicurezza che fa da conseguenza alla mancanza di prevenzione? Come potremmo mai iniziare a ragionare in termini di prevenzione se non ci spingiamo e non ci addentriamo nella materia?

In questo libro abbiamo deciso di presentarmi, presentandoti  – di rimando- la materia della sicurezza sul lavoro, da un punto di vista completamente diverso, un punto di vista personale, fatto di esperienze dirette vissute sul campo. La cosa che contraddistingue e diversifica un professionista quale l’ingegnere di oggi da un ingegnere di un tempo è l’avvicendarsi della tecnologia che progredisce con o senza il nostro parere (ndr).

 I giovani Ingegneri di oggi devono allargare le loro vedute e cercare di applicare le loro conoscenze con un’apertura continua verso la giurisprudenza, la tecnologia, l’informatica, il marketing; scienze tanto diverse tra loro che però oggi si intrecciano l’una nell’altra, quasi fondendosi.

        

Clicca qui per vedere il video della nostra presentazione  http://koopf.com/wp-content/uploads/2016/10/My-Movie-nuovo.mp4

Vogliamo esattamente dire che essere Ingegneri oggi è assai più complesso (attenzione, non ho detto “più difficile”!!), poiché il lavoro sta modificandosi e si stanno aprendo delle prospettive inesplorate che mai avremmo neppure immaginato; questo forte cambiamento ci porta ad essere sempre più specializzati, settorializzati e focalizzati su uno specifico argomento.

La materia della sicurezza del lavoro, non è sempre esistita, o quantomeno non è sempre esistita nel senso più giuridico del termine! Tante cose che anni fa si prendevano come cose scontate e si davano come “buone  a priori”, oggi sono oggetto di sanzioni, ammende, scadenze e certificazioni da capogiro!!

Nulla oggi passa per scontato. Siamo nell’era del cavillo e dell’ago nel pagliaio, colpa sicuramente del bacino d’utenza che si è allargato con sempre meno corrispondenza adeguate di lavoro disponibili; in sostanza oggi a domanda non sempre corrisponde risposta se non una risposta ultra specializzata.

Hai mai pensato a quello che nel quotidiano accade quando noi abbiamo bisogno di qualcosa, di un prodotto o di un servizio?

Ci affidiamo sempre e solo a specialisti; non sogneremmo mai, con una caviglia slogata, di chiedere consulenza al nostro medico di famiglia; non sogneremmo mai, con il telefono in panne, di chiamare il nostro elettricista; non sogneremmo mai, con un problema alla nostra auto, di andare dal nostro tuttofare che capisce un po’ di tutto; non sogneremmo mai di prendere delle lezioni private per un esame universitario da una persona appena diplomata.

E perché mai dovremmo sognarci di affidare la nostra salute e la nostra sicurezza a persone inesperte?

Perché mai dovremmo affidare l’appalto del rifacimento della copertura di casa nostra, ad imprese farlocche?

Perché mai, dovremmo affidare la progettazione e il calcolo strutturale delle nostre abitazioni ad ingegneri di poca affidabilità?

Perché mai dovremmo utilizzare dei dispositivi di protezione non a norma?

Oggi più che mai le persone ricercano servizi sempre più appropriati, mirati e ultra specializzati, semplicemente perché la concorrenza è tanta e il cliente si rende conto di avere l’opportunità di scegliere, cosa che non esisteva cinquant’anni fa.

Cinquant’anni fà, quando la specializzazione non era formazione di tutti, esisteva il medico, l’avvocato, l’ingegnere, il tuttofare.

Oggi esistono i medici radiologi, nutrizionisti, pediatri, geriatri, ginecologi, ortopedici, anestesisti; esistono gli ingegneri civili, edili, elettronici, meccanici, chimici, informatici, biomedici; esistono i tecnici meccanici, gli idraulici, gli elettricisti, i caldaisti, i tecnici del suono;

E sai che la sicurezza tocca tutti i rami che ti ho sopra elencato?

La sicurezza sul lavoro oggi passa attraverso la sicurezza degli individui; del resto anche l’organizzazione mondiale della sanità (O.M.S. ndr) la pensa allo stesso modo tanto che sancisce la sua definizione di salute quale “benessere psico-fisico-sociale di un essere umano”, come a dire che la salute e la sicurezza di una persona sono determinate da un contesto ben più vasto e profondo di quello che immaginiamo.

La legislazione in materia di sicurezza dei giorni odierni, tiene conto dell’individuo quale attore e propulsore delle sicurezza stessa; fino agli anni cinquanta non era esattamente cosi, anzi! Ciò che era di primaria importanza erano i controlli sulle macchine, con un’importanza dunque fortemente improntata sui macchinari che gli uomini utilizzavano, come a dire ad esempio che in un cantiere edile, la vera sicurezza passava dalla sicurezza delle macchine che erano a disposizione dell’uomo e non dal modo in cui gli stessi uomini utilizzavano le macchine.

Possiamo invece pensare che guidare una gru sia qualcosa di irrilevante e che la formazione del gruista non è di fondamentale importanza? È chiaro poi che il gruista deve poter guidare una gru a norma con tanto di certificazioni e libretti macchine, ma è molto più importante che gli uomini sappiano riconoscere i pericoli e sappiano calcolare i raggi di apertura delle loro gru prima di movimentarle!!

Nel prosieguo di questo libro vedremo quante cose sono effettivamente cambiate nel corso degli anni.

Vogliamo lasciarti un messaggio forte e forse anche di rottura degli schemi, ma voglio dirvelo con parole le più semplici possibili.Non possiamo sempre annoiarci e imbottirci di pillole dal sapore prettamente giuridico o peggio ancora di paroloni scritti in politichese

Questa è esattamente la prima errata strategia per allontanare le persone da questi importanti temi; come già detto in precedenza, il cambiamento risiede in un approccio diverso che consta di un passaggio obbligatorio che passa dalla sensibilizzazione; ma cosa vuol dire esattamente sensibilizzare?

Hai mai pensato ad esempio che, per sensibilizzare qualcuno su un qualche argomento specifico, basterebbe soffermarsi a guardare un video di un presunto incidente sul lavoro? A volte le azioni che diamo per scontate si rivelano essere invece quelle di maggiore aiuto.

Non esiste al mondo persona più impressionata di colui che ha osservato o ha potuto “guardare con i suoi occhi” quel determinato accadimento che con molta probabilità lo avrà anche cambiato come individuo o quantomeno avrà modificato le sue percezioni e la sua sensibilità.

Far osservare ad esempio, un video di un incidente d’auto mortale nel quale ci sono due ragazzi brilli che all’uscita di un discoteca notturna sottovalutano il pericolo e sopravvalutano i loro riflessi, sarebbe decisamente molto utile per tutti coloro i quali si apprestano a mettere i piedi fuori dall’insegna exit di un locale. Di sicuro cambierebbero molte cose.

E’ come se l’essere umano ha costantemente bisogno di alimentare le sue attenzioni; una sorta di promemoria, come una sveglia che trilla la mattina per ricordarci che nò, la notte non è così lunga come ce la immaginiamo.

Questo non è assolutamente un modo per fomentare le paure: reagire ai problemi nella giusta misura e con i giusti mezzi, non è mai sinonimo di un individuo che – insicuro- si appresta a ricordarsi di esserlo!!

Anzi. Tutt’altro.

Essere capaci di riconoscere i pericoli e i rischi che ci circondano, ci rende assolutamente maturi e consci e ci fa agire con un’innata propensione nei confronti della caducità dell’essere umano. Riconoscere questo limite e riuscire a prevenire i rischi, ci permette sempre di salvare la pelle.

“Aiutati che Dio ti aiuta”, riporta un antico detto popolare.

Quanto di vero ci stà in questa frase lo sanno soprattutto quelli che un attimo dopo essere stati incoscienti, si sono pentiti di non essere stati più prudenti.

La prudenza: solo se conosci e riconosci  i pericoli puoi diventare prudente. Ragionare in termini di prevenzione, in ambito edile ancora di più, fa si che si possa lavorare con migliore qualità. Una maggiore qualità lavorativa corrisponde ad una migliore qualità della vita.

Un casco di protezione in edilizia può salvarti la vita o ripararti da gravi danni irreversibili. Una cosa apparentemente banale quanto semplice. Eppure un’azione di difficile attuazione. Come mai? Forse la saccenza degli operatori troppo sicuri del loro operato, fa si che questi bypassino la problematica? O forse manca una disposizione di legge dedicata in materia? O forse i datori di lavoro non si preoccupano di predisporre le giuste protezioni e di mettere in sicurezza i loro dipendenti?

Di qualunque mancanza si parli, la certezza è che si parla di una mancanza. E questo dice già tutto.

Questo libro vuole essere un chiaro segno di rottura nei confronti di un settore ostico quale quello delle costruzioni, dove gli infortuni e le morti sul lavoro continuano ad essere di un numero troppo elevato per la conoscenza scientifica, meccanica  e tecnologica di cui disponiamo.

Un’inversione di rotta urge ed è assolutamente necessaria.