Perché Koopf fa solo caschi da lavoro?

Non esiste settore più delicato di quello edile, resistente da decenni ad ammodernamenti di qualunque tipo.

Avete mai avuto l’opportunità di imbattervi con una maestranza di un qualsivoglia cantiere edile (senza o con caschi da lavoro )? Ve la presento. Colui che opera da anni in questo ambiente, un lavoratore che opera con le mani – come lui stesso decide di definirsi- è la persona in assoluto più ostinata di questa terra.

 

Sa di saper fare e questo per lui è tutto. La maggior parte delle maestranze di oggi sono persone di mezza età oppure giovanissimi stranieri prestati alla manodopera, che difficilmente sono propensi ad analizzare le problematiche da diversi punti di vista; o anche solo da un punto di vista diverso dal loro.

Questo in altre parole vuol dire che, mentre in un’azienda che deve assumere il suo personale, attraverso diversi colloqui si può arrivare a scegliere la persona più idonea per quella specifica mansione, in settore quale quello edile,dove il personale che sa operare con le mani tende ad oggi sempre di più a scarseggiare, si finisce per doversi adoperare nella ricerca di queste rare persone capaci di costruire con le mani, finendo per fidarsi sempre di più di coloro che hanno tanti anni di esperienza alle spalle e di coloro che, pur di rimanere connessi con la loro aspirazione di divenire cittadini italiani, si dedicano ad imparare lavori difficili, ma altrettanto dignitosi e degni di essere.

Il punto cruciale del discorso è proprio in queste ultime righe: da nessuno oggi, lavorare nel settore edile come operaio, è visto come svolgimento di un lavoro serio, dignitoso e nel quale servono forse più che altrove, competenze specifiche e maestranze ultra specializzata.

Questa forte e grave defaillance di percezione (perché solo di percezione si tratta, considerando che in altri Paesi del mondo gli operai dei settori edili sono considerati pari merito di coloro che in Italia occupano posti dirigenziali!), crea un sempre più profondo solco tra la specializzazione e l’atteso risultato ottenuto.

 

Sono due variabili quest’ultime strettamente connesse, direttamente proporzionali tra loro: maggiore è la specializzazione degli operai, maggiore sarà la coerenza del risultato ottenuto in relazione al progetto designato.

 

E non si tratta solo di invertire la rotta: si tratterebbe anche di iniziare come dicevamo qualche battuta fa, col fare meglio con quello che già abbiamo!

Questo potrebbe tramutarsi, in concreto, con una maggiore formazione del personale di cantiere.

Facile a dirsi, difficile da realizzarsi.

 

Tenuto conto di quanto sia complesso il processo dell’apprendimento, e senza volerci addentrare in irti territori non oggetto di questo articolo, dobbiamo prendere atto del fatto che, prima ancora della formazione, ciò su cui è di primaria importanza soffermarsi è la sensibilizzazione all’argomento “cultura della sicurezza”.

 

Il male di questo delicato settore è esattamente questo: la poca sensibilizzazione all’argomento.

Troppa la superficialità , troppi gli errori grossolani, poca e scarsa la formazioni degli addetti, poca l’attenzione volta al rischio e al pericolo, nulla la conoscenza delle conseguenze a lungo termine nelle quali si può incappare con sbagliate azioni o peggio con omissioni.

 

Cambiare le menti delle persone è la cosa più difficile in assoluto da attuare, ma è anche un passo propedeutico alla formazione; altrimenti ci si forma senza capirne a fondo il senso e si rischia di non dare la giusta importanza a quanto si è appreso per poi ritrovarsi nuovamente, con le stesse identiche carenze di sempre.

 

Ciò che davvero deve cambiare è, prima di tutto, l’approccio verso questo delicato settore che ci espone a rischi che mettono a repentaglio la nostra salute e la sicurezza nella nostra interezza.

 

questa sensibilizzazione delle menti e vuole permeare le ideologie delle persone che troppo spesso sottovalutano il loro operato e sottovalutano anche loro stesse; non prendersi cura di sé stessi mentre si lavora significa che diamo poca importanza al nostro lavoro, (indirizzati e incitati in questo pensiero da una società che sembrerebbe darci ragione!)

…e questo vuol dire che non teniamo molto alla nostra incolumità oppure – peggio ancora- che siamo troppo sicuri di ciò che facciamo, convinti che la nostra esperienza non potrebbe mai ingannarci o fuorviarci facendoci commettere degli errori irreversibili mentre purtroppo i dati e le statistiche ci danno ragione in questo: gli infortuni sul lavoro accadono sempre più spesso per la troppa superficialità di chi vi opera.

 

E così scopriamo che, non è solo importante saper lavorare con le mani, ma è fondamentale saper lavorare anche con la testa.

E’ forse per questo che Koopf fa solo caschi da lavoro per la “testa” di ognuno di noi?

Lo scopriremo nel prossimo articolo